Contenuti: OPERA
Narrativa
La stazione
Quella mattina di sabato, Renzo fu svegliato da un messaggio.
O meglio, fu svegliato dalla suoneria del cellulare, come tutte le mattine, ma non appena la accese arrivò quel messaggio, che lo fece svegliare veramente.
In cuor suo sperò che fosse un suo messaggio, invece si trattava di Reddo, che gli diceva che preferiva prendere la sua macchina, per andare al matrimonio.
Dovevano andare al matrimonio del Corianni, in un paesino a metà strada fra Lauria e Sapri.
Il Corianni viveva a Lauria, anche se era originario del nord, e la sua futura moglie a Sapri, come Luana.
In effetti Renzo sapeva che sarebbe stata una cosa un po' strana, perchè il Corianni lo aveva invitato al matrimonio, in municipio, ma non al pranzo che aveva organizzato per pochi intimi amici, fra cui Reddo. Non gli importava troppo di questo, perchè in effetti col Corianni non erano mai stati intimi amici, anche se lo aveva sempre considerato un'ottima persona, ma le circostanze e forse anche la differenza di età che c'era fra loro aveva fatto sì che non avessero mai legato più di tanto.
Quello che lo fece pensare fu il fatto di dover tornare in treno, dato che Reddo avrebbe partecipato al pranzo, per poi andare via subito con la sua macchina per finire un lavoro che avrebbe dovuto consegnare il lunedì successivo. In effetti andare lì con due macchine sarebbe stato ridicolo, e quindi Renzo accettò, a patto che Reddo lo venisse a predere sotto casa, come gli scrisse nel messaggio di risposta.
La stazione di quel piccolo paese si trovava proprio sulla linea fra Lauria e Sapri. Renzo avrebbe anche potuto prendere il treno per Sapri, invece di tornare a Lauria, e infatti ci aveva pensato anche il giorno prima; dopo il matrimonio avrebbe potuto proseguire per Sapri, dove viveva Luana.
Per questo aveva provato a chiamarla, ma il cellulare aveva suonato a vuoto.
Il giorno prima ancora era stata lei a chiamarlo, dopo che non si era fatta trovare per tre giorni, ma non avevano potuto conversare molto perchè lui stava lavorando;
“Ti richiamo fra due ore”, le aveva detto, ma quando provò a richiamarla nessuna risposta.
Quella situazione si stava trascinando da molto tempo, e lui, dopo l'ultimo invito a cena andato a vuoto, avrebbe voluto incontrarla per parlare. Così con un messaggio le aveva detto che si sarebbero potuti incontrare a Sapri quel giorno, dopo il matrimonio, dato che lui si trovava a metà strada, ma Luana non rispose. E Renzo non poteva fare a meno di pensare a lei quando gli arrivava un messaggio, come quella mattina appena alzato.
Trovò Reddo che lo aspettava fuori porta, che distava pochi metri da casa sua, e partirono con la sua macchina. La presenza di Reddo gli fece dimenticare la situazione, e il viaggio fu piacevole anche se di breve durata.
Coi suoi amici, ma soprattutto con Reddo, conversava sempre in modo molto scanzonato e comico, poi a volte si passava alle cose serie, che venivano comunque sdrammatizzate spesso con qualche battuta. Era il loro modo di essere spensierati.
Arrivati al piccolo paese dovettero cercare prima le poste, per prelevare un po' di soldi, e poi il municipio.
Alle poste lo colpì una bimba piccola, di 4-5 anni, dai tratti vagamente sudamericani, che parlava col padre, saltellandogli intorno mescolando parole spagnole all'italiano. Incrociandoli sorrise alla bambina, che lo ricambiò con un sorriso nascondendosi dietro ai pantaloni di suo padre.
Renzo e Reddo si incamminarono verso il centro del paese, e a Renzo tornò in mente Luana. Allora prese il telefono e provò a chiamarla. Come supponeva il telefono squillò sei volte fino a che non scattò la segreteria telefonica, e allora lui riattaccò.
Emise un grugnito di fastidio, e probabilmente Reddo se ne accorse, ma non gli chiese niente.
Una volta arrivati nella piazza del paese Renzo e Reddo incrociarono lo sposo, che era appena arrivato ed era circondato dai parenti del nord, tutti molto eleganti, che formavano una chiassosa combriccola in mezzo alla strada. Luana sparì per il momento dai suoi pensieri.
La sala del piccolo municipio era gremita di gente, la maggior parte preferiva aspettare in corridoio e fu lì che trovarono gli altri amici che aspettavano.
Quando arrivò la sposa tutti applaudirono, era vestita di bianco ma in modo molto elegante e sobrio, cosa che a Renzo piacque molto; soprattutto lo colpì il cappottino bianco che portava come soprabito e le arrivava a mezza gamba. Pensò che era bello e che avrebbe potuto essere portato in altre occasioni, al contrario dei comuni vestiti da sposa, destinati a giacere per sempre in un armadio.
La cerimonia fu molto breve, tanto che quasi non se ne accorsero nemmeno.
Lui e Reddo si intrattennero poi a parlare per un bel pezzo con Martino, quasi come per compensare il poco tempo che era trascorso durante la cerimonia. Renzo, Reddo e Martino erano amici fin dai tempi del liceo.
Alla fine furono gli ultimi ad andarsene dalla sala, quasi richiamati dallo sposo che stava cercando di far partire tutti verso il luogo del pranzo. In quel momento Renzo sentì un po' di prevedibile disagio, dovuto soprattutto al fatto che si sarebbe dovuto separare dagli altri.
Reddo avrebbe dovuto accompagnarlo alla stazione, e a loro si aggiunse anche Martino, per non lasciare solo in macchina Reddo al ritorno, e per continuare la conversazione avviata prima.
Alla stazione si accedeva da un piazzale che si trovava quache metro più in basso rispetto all'altezza della ferrovia, così che per accedervi si doveva salire una piccola scala. Accanto alla stazione passava una strada, e non c'erano barriere fra la strada e le banchine del treno, così che, se uno lo avesse voluto, avrebbe potuto accedervi dalla strada.
Sullo schermo che si trovava alla base della scala, nel sottopassaggio per andare all'altro binario, poterono consultare gli orari dei treni, e si accorsero che di lì a poco ce ne sarebbe stato uno per Lauria, e un minuto dopo uno per Sapri, nella direzione opposta.
A quel punto Renzo potè congedarsi da Reddo e Martino, dato che tutti e tre erano sicuri che avrebbe potuto fare il biglietto in una delle macchinette automatiche che si trovano nelle stazioni, anche dove ormai non c'è più personale in servizio, com'era il caso di quella piccola stazione di campagna.
Salutati i suoi amici si avviò salendo la piccola scala, per raggiungere i binari.
Non aveva ancora deciso che direzione avrebbe preso; l'idea di andare a Sapri invece di tornare a casa stava crescendo dentro di lui. Sapeva che per andare a casa di Luana avrebbe dovuto fare un bel pezzo di strada a piedi dalla stazione di Sapri, e non sapeva nemmeno se ce l'avrebbe trovata. Magari non avrebbe trovato nessuno, o magari solo le sue coinquiline, perchè Luana a volte il sabato lavorava, o poteva essere uscita. Conosceva bene le ragazze che vivevano con lei, ma che avrebbe potuto dirgli se lei non c'era? Di non dirle che era passato? A quel punto il gioco sarebbe stato fin troppo plateale. Valeva la pena?
Quando arrivò in cima alla scala si accorse che in realtà non c'erano le macchinette per i biglietti. La stazione era proprio su una curva dei binari. Le porte che davano sulle banchine erano chiuse da una grata e tutto, tranne i binari, aveva l'aria di essere stato abbandonato da tempo, anche se l'edificio appariva ristrutturato di recente.
Pensò se non avrebbe potuto prendere il treno senza biglietto, magari verso Sapri, visto che il tratto da fare era leggermente più corto, e il pericolo di essere scoperti dai controllori di conseguenza era minore.
La tentazione era forte, ma per fugare ogni dubbio decise di scendere nel sottopassaggio per andare sull'altro binario, a controllare se ci fosse stato scritto qualcosa nelle bacheche degli orari. Non riuscì a scoprire niente di nuovo, per cui, trattenuto dall'idea di poter prendere una multa, decise di tornare in paese, a vedere se qualche bar o tabacchino vendeva i biglietti del treno.
A piedi non distava poi così tanto il paese, e infatti pensò che prima avrebbe potuto risparmiare a Reddo e Martino il disturbo di accompagnarlo. Poi pensò che magari avrebbe potuto prendere l'autobus, se l'orario era migliore del treno. Non aveva ancora deciso, però se andare verso Sapri o tornare a casa.
Arrivato al paese trovò un primo bar che era chiuso, quindi entrò nel tabacchino della piazza principale.
Il proprietario era nel corridoio che si avviava ad uscire, dato che era quasi l'una. Appena lo vide si affrettò subito dietro al banco. Quando Renzo gli chiese se vendeva i biglietti del treno, il tabaccaio rispose di sì cercando subito nei cassetti del bancone. A quel punto gli chiese se conoscesse gli orari degli autobus, ma il venditore in maniera molto brusca gli disse che c'erano scritti nella fermata che si trovava in fondo alla piazza, sulla strada oltre il ponticello.
- “Allora”, gli disse lui, “vado a controllare e...”
- “Sto andando via!” lo interruppe bruscamente il tabaccaio,
- “Ma è un minuto” provò a replicare lui,
- “Io vado via”, tagliò corto l'altro in modo molto scortese.
- “Via mi dia un biglietto del treno allora” disse Renzo scocciato dal modo di fare dell'uomo. Quindi questo tirò fuori un biglietto da 10 chilometri dal mazzetto che si rigirava in mano da che lo aveva preso dal cassetto.
- “Da 10 va bene per Lauria?” gli chiese lui,
- “Ah no, ci vuole da 20... di solito si va a Sapri” rispose il tipo senza alzare lo sguardo dai biglietti,
- “Si va da tutte le parti” disse Renzo irritato allungandogli una banconota,
- “Eh volevo dire che di solito qui la gente compra il biglietto per Sapri” disse l'altro prendendo i soldi,
- “Grazie, arrivederci” concluse lui bruscamente, prese il biglietto e il resto ed uscì per tornare alla stazione.
Avrebbe perso il treno il treno che c'era all'una e un minuto, e pure quello per Sapri dell'una e due, pensò camminando verso la stazione, e infatti avvicinandosi si accorse che sulla strada accanto le macchine erano in coda per il passaggio a livello chiuso.
Sul piazzale della stazione gli venne incontro un uomo vestito da ferroviere che entrò subito in una macchina parcheggiata e se ne andò.
Renzo alzò lo sguardo verso le banchine e vide che c'era il treno per Lauria che stava ripartendo, ormai si doveva rassegnare a prendere quello dopo.
Tornando a salire la piccola scala che portava ai binari, stavolta incrociò due ragazzine che sembravano straniere, e infatti fra loro parlavano in una lingua che non capiva. Scendevano la scala scherzando fra loro, e appoggiandosi al corrimano. Dagli zaini che portavano capì che erano uscite da poco da scuola.
Sul binario non c'era nessuno, e quindi si mise a sedere su una panchina baciata dal sole, allargando le braccia sulla spalliera. Nonostante facesse freddo la giornata era splendida, e al sole si stava bene.
Lì seduto gli venne in mente che si sarebbe potuto trovare in una scena di un film; visto così, un giovane elegante su una panchina di una stazione di campagna, solo, sotto il sole, poteva benissimo essere la prima inquadratura di un film ...o anche l'ultima.
Cominciò a passare le dita sui piccoli bastonicini di ferro di cui era fatta la panchina, facendoli risuonare, e gli venne in mente che sarebbe potuto essere un bello strumento da suonare.
Poi si ricordò che doveva timbrare il biglietto e si alzò, per tornare subito dopo sulla panchina.
Distratto da quei pensieri e dalla tranquillità di quel luogo, si era quasi scordato di Luana. Gli tornò in mente d'improvviso, e decise di riprovare a chiamarla... come al solito sei squilli e poi la segreteria... riattaccò. Avrebbe voluto avercela davanti.
Poi si ricordò di Paolo che il giorno prima gli aveva parlato di una festa, che ci sarebbe stata quella sera, e lo chiamò.
Rispose subito... mentre parlavano si accorse di un gruppo di ragazzini con le cartelle, probabilmente usciti allora da scuola, che stavano entrando nella stazione dalla strada, facendo chiasso. Cominciarono a saltare da una parte all'altra dei binari, noncuranti dei cartelli che dicevano di usare il sottopassaggio. Non ci fece troppo caso e continuò la conversazione per telefono.
Mentre ancora parlava si avvicinò uno dei ragazzi, che teneva in mano un ramo di palma secco, senza foglie. Gli passò davanti e fu a quel punto che si accorse che gli altri ragazzini avevano proseguito oltre, mentre quello si era fermato ad aspettare il treno.
Doveva avere undici o dodici anni, era un ragazzino magro e biondo, coi capelli che gli formavano una zazzera sulla fronte. Si avvicinò guardandolo con la coda dell'occhio, con in mano quel ramo secco, che depositò senza esitare a traverso dei binari proprio davanti a lui. Poi lasciò il suo zaino vicino alla panchina dove era seduto Renzo e tornò indietro verso la stazione, non prima di avere un po' aggiustato il ramo sui binari.
Finita la conversazione con Paolo, Renzo si rimise il cellulare in tasca e guardò dove fosse andato il ragazzo. Si accorse che era seduto su una panchina una ventina di metri più in là. A lui sembrò strano quel gesto del ramo sui binari, e pensò se non avrebbe dovuto dirgli qualcosa. Magari poteva essere pericoloso. Decise di alzarsi e di incamminarsi lungo la banchina, nella direzione verso Sapri.
Poco più avanti c'era un canneto proprio a ridosso del cancello che delimitava la banchina. Guardò sui binari e vide che c'erano in mezzo sette-otto tronconi di canne, spezzate in corrispondenza dei binari, e più avanti ancora cinque o sei.
Allora fu tutto chiaro, si volse a guardare e vide che le canne erano perfettamente ordinate una accanto all'altra, di traverso ai binari, e non potè non sorridere cercando il ragazzo con lo sguardo.
Ogni giorno, dopo la scuola, il ragazzo doveva recarsi lì, ad aspettare il treno. E ogni giorno depositava sui binari la sua sfida contro il treno, magari per farlo deragliare, nelle sue fantasie di bambino, o magari semplicemente per vedere l'effetto che faceva, e per rendere più emozionante l'attesa.
Renzo si volse di nuovo, divertito, e continuò a camminare lasciandosi la stazione alle spalle. Seguiva la linea gialla che delimita la zona accessibile della banchina, che era fatta di mattonelle con dei tondini che venivano in fuori, antiscivolo. Camminare su quelle mattonelle gli faceva un piacevole massaggio sotto i piedi... così facendo arrivò alla fine della banchina, dove c'era un cartello che si stagliava alto contro il sole. Si avvicinò fino a che il sole non scomparve dietro il cartello. C'era scritto che era severamente vietato oltrepassare quel limite. Guardò oltre il cartello i binari che proseguivano dritti fino a perdersi all'orizzonte.
Si girò di nuovo verso la stazione e vide che il ragazzo si era spostato, ed era seduto proprio sulla panchina dove stava lui prima, di fronte al suo ramo secco sui binari.
Renzo sorrise, di nuovo.
Tutto era tornato come avrebbe dovuto essere, come ogni giorno, senza che la sua presenza arrivasse a cambiare lo stato naturale ed inevitabile delle cose, in quella piccola stazione di campagna.
Allora si girò verso il cartello. La banchina di cemento e mattonelle terminava lì, ma proseguiva idealmente su un letto di sassi oltre il cartello.
Con un passo lo oltrepassò, e fu di nuovo sole.
FINE
Premio letterario Versilia Giovani 2009