Contenuti: OPERA
Agnese Anselmi
Narrativa
Premio letterario Versilia Giovani 2009
Narrativa
Jo Bo
Il Piccolo Jo Bo era chiamato piccolo non per la sua età e neanche per la sua statura, ma per il modo in cui faceva le cose,in piccolo, appunto. Per esempio se ascoltava la radio lo faceva con una piccola radio, se mangiava lo faceva a piccoli morsi, se viaggiava si muoveva di piccole distanze, se raccontava una storia raccontava una storia breve e così via. Alle donne piaceva proprio per quel suo modo minuzioso di trattarle. Diceva loro poche parole ma sentite e riservava piccole attenzioni per cui, si sa, le donne vanno pazze.
Non si metteva mai nei guai poiché era contenuto e modesto, se urlava urlava con poca voce, se qualcuno si arrabbiava gli rispondeva con poco entusiasmo e in piccolo si faceva gli affari suoi. Non occupava mai troppo spazio, il giusto indispensabile, non dava nell’occhio e si accontentava di poco. Una piccola casina ina , una piccolina macchinina e un lavoretto piccoletto, piccoli vizi e piccole passioni. Il piccolo Jo Bo era quindi un tipo a posto e i suoi difetti non si notavano un granché essendo piccoli. Il suo lavoro consisteva in piccoli lavori qua e là di manodopera. Per questo nel paese conosceva un po’ tutti e quei tutti conoscevano Jo Bo il piccolo. Fu cosi che per i preparativi della grande festa di paese venne chiamato anche lui.
Mentre piantava dei chiodi Jo Bo si domandava tra sé chi avrebbe portato al ballo. Mentre lui piantava dei chiodi quasi tutte le ragazze si domandavano chi, Jo Bo, avrebbe invitato al ballo. Mentre piantava dei chiodi Jo Bo sudava un poco, i piccoli muscoli uscivano timidamente dalla camicia a quadri e l’insieme di quelle cose faceva impazzire le piccole donne del paese.
Gli altri uomini erano ovunque abbondanti. Sudavano, vociavano, imprecavano, avevano grosse mani e grosse pance. Infatti, appena le signorine Ellie passarono loro accanto, essi le seguirono con fischi, schiamazzi e parole a dir poco grossolane. Al contrario, Jo Bo nemmeno si accorse della loro presenza. Le signorine Ellie erano tre cugine di nobile famiglia, tutte e tre con modi garbati e carine parvenze. Una mora, una bionda e una rossa. Ma Jo Bo non le notò perché lui guardava le piccole cose che stava facendo. A malapena si accorse di una tenera canaglia che si dondolava da un ramo sulla sua piccola testa. Alzò gli occhi battendoli brevemente solo quando lei con le gambe ben aggrappate al ramo, lo prese sotto le braccia e lo sollevò da terra di mezzo metro. “Ciao“disse sinteticamente Jo Bo. Lei era spettinata, muscolosa ed abbronzata, lasciò la presa e Jo Bo si ritrovò a terra, ma siccome lui non reagiva mai in maniera esagerata si limitò a dire “grazie “ e continuare a lavorare. La tenera canaglia si chiamava Priscilla ed era anche lei innamorata di Jo Bo.
Jo Bo era di età da prender moglie ma nessuno in paese l’aveva mai visto frequentare una donna. Forse per questo, le attenzioni ,nella settimana prima della festa, si concentrarono tutte su di lui.
La domenica, in chiesa, tutte le ragazze che sedevano nelle panche del lato sinistro erano stranamente girate verso il lato destro in cui sedevano gli uomini in generale e Jo Bo in particolare. Tanto erano insistenti i loro sguardi che il parroco fu costretto a chiamare Jo Bo per le letture così almeno in apparenza l’attenzione fu nuovamente portata all’altare. Anche le tre cugine Ellie erano presenti. La mora si chiamava Rube ed era la più fascinosa, dai lunghi capelli neri e labbra scarlatte. La bionda di nome Tina ,di carnagione chiara come il latte era la più raffinata e delicata. La rossa, di nome Violet, era la più schietta e sincera, quella dal carattere forte che parlava spesso in pubblico, con in più un bel nasino alla francese.
Elvis Teodoro invece era un giovane filosofo e Gimmi Tobia era il figlio della pazzia. Questi due uomini erano gli unici che si erano accorti del gran trambusto intorno a Jo Bo. Incluso Jo Bo. Elvis Teodoro si sistemò sulla panca, assumendo un’ aria vagamente assorta nella contemplazione delle antiche scritture, in realtà fingeva stava solo cercando di non guardare troppo la signorina Rube altrimenti avrebbe incominciato a sbavare. Gimmi Tobia invece sbavava ma lui lo faceva per provocazione, per vedere la faccia contrita di certe bacucche accanto a lui. Faceva le bolle come un bambolotto, poi socchiudeva gli occhi e sfoderava il suo più pacioccoso sorriso. Non era poi così pazzo era solo un po’ fuori di testa. A volte si alzava durante la messa e intonava un canto da soprano, o acclamava il parroco con un applauso. Era l’ unico che si divertiva durante la messa del parroco Sprò. Il parroco Sprò aveva ottantacinque anni ma ne dimostrava mille e seicento, si vestiva di nero come una suora ed ogni tanto si addormentava durante la predica. Il catechista, invece, era un bel giovane di trent’anni che ne dimostrava ottantacinque per la pallosità complessiva della sua presenza. Cioè parlava di cose pallose, in modo palloso, faceva cose pallose, e rompeva le palle appena poteva, tra una cosa e l’altra. Quindi la messa risultava ovviamente tutt’altro che divertente. Nel frattempo Jo Bo, sull’altare, stava ancora leggendo e leggeva anche le didascalie scritte in piccolo e le note dell’autore e i cenni storici, così quel giorno la funzione durò circa cinque ore. Elvis Teodoro lo soprannominò “Jo Bo il piccolo affascinante strappacuore alle donne del paese”e se ne lodò profondamente.
La settimana precedente alla grande festa si prospettava interessante perché, non solo Jo Bo il piccolo doveva trovarsi una compagna, ma anche tutti gli altri. Quindi nel paese regnava una strana atmosfera sospesa. Gli uomini girottolavano spaesati e le donne se ne stavano tutto il giorno affacciate alle finestre o alle verande incrociando le dita e anche i capelli dal nervoso. Talvolta qualcuna veniva sorpresa a sgranocchiarsi le unghie o a fumare la pipa del nonno. Gli uomini si dividevano in due categorie, quelli che avevano già deciso ma non osavano chiedere e chi non riusciva a decidersi e faceva la lista dei pro e dei contro. Jo Bo essendo di poche pretese e di piccole ambizioni stava ragionando sul fatto di aspettare che gli altri scegliessero così lui avrebbe preso ciò che rimaneva, senza fare troppa fatica. Siccome, aveva anche poca autostima, decise che avrebbe fatto proprio così. Intanto le donne fremevano, il tempo passava e l’atmosfera si soppesava.
La festa era sabato e nel paese era già giovedì. Le bancarelle ed i furgoncini dei dolciumi erano già arrivate e si stavano sistemando con i loro colori e profumi nella piazza del paese. La banda provava e riprovava e gli anziani organizzavano tornei di bocce. La popolazione si riversava nei giardini e nelle strade, a mettere in ordine, a falciare il prato, a spazzare le siepi e a scuriosare. Ognuno abbelliva come poteva quel che poteva, il cane, la nonna, l’automobile, la staccionata e si riparava tutto quello che era rotto da anni. Per questo Jo Bo era sempre impegnato di qua e di là a far lavori di abbellettamento.
Stava appunto potando un piccolo cespuglio quando le tre cugine Ellie gli passarono vicino. Tutte e tre a braccetto con passo spedito lo superarono, poi siccome Jo Bo non le aveva minimamente notate, esse tornarono indietro e fu allora che Violet prese la parola. “Salve, signor Jo Bo”. Lui le salutò con garbo e regalò ad ognuna un piccolo fiore del cespuglio che stava potando. Violet gli chiese se aveva già scelto la ragazza per il ballo e Jo Bo le parlò del suo progetto di aspettare fino all’ultimo momento. A quel punto successero un sacco di cose in un batter di ciglio. Violet arricciò il naso, Tina arrossì, Rube si mordicchiò il labbro inferiore, Jo Bo si innervosì impercettibilmente e una piccola goccia di sudore gli percorse la fronte, qualche finestra si chiuse, qualcuno sospirò, una cane fece la pipì, Elvis Teodoro che si trovava a passare di lì quasi svenne, il vento si alzò e cominciò a piovere. Incredibile. Cadeva una pioggia fitta e irriverente, le tre cugine Ellie si congedarono rapidamente e Jo Bo rimase a bagnarsi e bere perché gli era rimasta la bocca aperta come un babbalucco. Elvis Teodoro che aveva portato con sé un ombrello anche se fino ad un attimo prima c’era il sole spaccato, lo aprì con soddisfazione e si fermò di fianco al piccolo. Il piccolo sembrava un pulcino bagnato e i vestiti gli si rimpiccolivano addosso. “Un gran bell’affare. Un gran bell’affare per te piccolo!”commentò serio Elvis Teodoro. Jo Bo rifletteva. Rifletteva sotto la pioggia che cadeva mentre rifletteva e incominciava ad essere veramente preoccupato per questa storia del ballo. Elvis Teodoro invece pareva divertirsi , tanto a lui in generale piacevano tutte e in particolare adorava la Rube.
Nel frattempo le altre coppie si stavano accoppiando. Il tempo passava, le dame e i cavalieri si preparavano e il tempo passava. I vecchi del paese sogghignavano e il tempo passava. Jo Bo non si decideva e il tempo gli passava di nuovo sotto il naso. Molti gentiluomini avevano invitato le cugine Ellie ma tutte e tre avevano rifiutato le numerose proposte.
Nonostante ciò arrivò anche sabato, l’aria era tesa come un tamburo, anzi proprio dei tamburi venivano suonati da alcuni ragazzetti al bordo della strada e fu proprio lì che qualcosa finalmente accadde. I ragazzi suonavano e Jo Bo camminava allegramente quando si accorse che a passo deciso le tre cugine Ellie stavano venendo verso di lui . Sembrava l’antico far west, il campanile suonò dodici rintocchi, la banda che si stava esercitando poco lontano fece un paio di acuti, un cane abbaiò e Elvis Teodoro si fece il segno della croce. Jo Bo si sentì tutto d’un tratto strano ma non ebbe il tempo di porsi troppe domande poiché le tre ragazze gli furono ben presto di fronte. Rube lo ammaliò con uno dei suoi più morbidi sorrisi e provocò lo svenimento di metà del pubblico che nel frattempo si era accalcato lungo la strada. Violet gli strizzò l’occhio e lo prese sotto braccio. Infine lo raggiunse Tina vestita di bianco che sembrava una sposa.”Abbiamo deciso”disse Violet con tono gentile”Che nostra sorella Tina è colei che vi merita di più caro Jo Bo”.”Sì ,infatti” interruppe Rube “lei è la più giovane e la più riservata, vi si addice maggiormente. Avete il nostro permesso di portarla al ballo”. Tina arrossì e l’altra metà del pubblico che non era svenuta si commosse.”Visto e considerato la vostra sconsiderata indecisione vi abbiamo tolto l’enorme fardello di scegliere tra una di noi tre. Spero di trovarvi felice della nostra degna conclusione”. Jo Bo non aveva capito un granché, guardò le tre cugine, belle come il sole e fece un debole sì con la testa.
Le campane suonarono ancora, il pubblico applaudi e un cane ululò. Quest’ ultimo non era un cane ma la tenera canaglia Priscilla. Tutto si dissolse. Le persone ripresero il loro solito tran tran, le tre cugine svanirono come in un sogno e Jo Bo ancora non aveva capito cosa stava succedendo . Elvis Teodoro a quel punto venne in suo soccorso.”Trallalero trallalà.. chi è più fortunato non si sa! Su, Jo Bo il ballo è stasera datti un po’ di tono e chiudi quella bocca santa paletta!!!”. Così, con una pacca sulla spalla, Jo Bo si ritrovò in cammino verso casa e verso i preparativi. Fortunatamente essendo piccolo di pretese e non proprio eccentrico, il suo minuscolo guardaroba riusciva a contenere qualcosa di perfetto e minuzioso proprio per la serata.
Gimmi Tobia saltellava allegramente nel parchetto pubblico quando sentì qualcuno che mugolava. Era Priscilla che sopra un albero mordicchiava nervosamente un ramoscello. Priscilla raccontò a Gimmi di quanto fosse tremendamente arrabbiata, tremendamente infastidita e ancora tremendamente gelosa di quella scolorita cugina Ellie di nome Tina. Poi gli raccontò ancora di quanto fosse estremamente furiosa ed estremamente delusa da quel piccolo, anche di cervello e con piccoli occhi miopi, di Jo Bo. Ed avrebbe elargito ancora dei grandi estremamente e degli enormi tremendamente, ma Gimmi Tobia che non era abituato ad ascoltare troppo la gente aveva già cominciato a canticchiare una canzone tutta sua. A quel punto le venne un illuminazione.”Andiamo insieme al ballo e facciamogli vedere!!!!”. Disse allegramente Priscilla a Gimmi. Gli si calò a cavalcioni sulle spalle e al galoppo partirono per conquistare il ballo.
Non erano gli unici a galoppare perché anche Elvis Teodoro era alle prese con una nobil donna dalle alte pretese. “Ma certo signorina Rube, sono un poeta famoso e presto il mio nome sarà seminato in tutto il regno” le spiegava. “Ma quale regno e regno” gli rispose irritata Rube” caso mai città e paese e comunque vi do l’ultima delle ultime possibilità. Voglio una poesia in rima su una porzione di purè.”e così dicendo rise divertita e beffarda. Rube non aveva ancora smesso di ridere che Elvis Teodoro incominciò ”Pure il purè più ce n’é e meglio è. Le donne posso lasciare ma il purè non posso dimenticare e senza purè staresti male pure te. Io, te e il purè al ballo contiamo per tre.”Gli uscì così di getto che neanche respirò, la disse urlando e con le mani al cielo. Rube perse d’un tratto il sorriso e fece un gran sospiro.
Le coppie erano fatte, l’orologio batteva le nove e il salone da ballo brillava come una navicella spaziale. Era presente tutto il paese. Le coppie elegantemente sfilavano lungo l’entrata, qualcuno sorrideva, qualcun’ altro salutava a destra e a manca, chi tossiva per l’imbarazzo, chi intrampolava e poi si imbarazzava, chi si abbracciava e chi già si baciava. Ed ecco arrivare anche Jo Bo in un completo blu notte e Miss Tina in un completo rosa alba e bianco nevicata. Dopo di loro Rube ed Elvis Teodoro. Elvis che camminava a tre metri sopra il cielo e Rube che se poteva sarebbe andata tre metri sotto terra, il che non avrebbe certo evitato che alla sua entrata tutti gli sguardi maschili si convergessero su di lei. Infine, ma non ultimi, né meno importanti e neanche alla frutta arrivarono Priscilla e Gimmi Tobia. Arrivarono, più o meno. In realtà li sentirono arrivare mentre erano ancora lontani poiché cantavano e ridevano come fossero appena usciti da un'altra festa. Ovviamente era tutta scena e un pizzico di pazzia , di irriverenza mescolata con faccia tosta e simpatia, servita fresca. Finalmente le danze incominciarono. La banda suonava scatenata e ugualmente scatenati i piedi si pestavano e le teste si battevano. Jo Bo era alquanto imbarazzato, non sapeva cosa dire e cercava di farsi piccolo piccolo perché non sapeva neanche tanto bene ballare. Muoveva piccoli passi, faceva piccoli sorrisi e piccole fossette gli si disegnavano sulle sue guance quando Tina lo guardava.
Tutto era perfetto, l’atmosfera romantica e surreale, le persone allegre quasi inebetite, la serata calda e fresca come solo certe serate possono essere. Era proprio la serata perfetta.
”Va tutto storto “pensava tra se Priscilla “maledizione, maledetto questo ballo malefico, caspita, maledizione!”. Seduta su una seggiola non si riconosceva, non faceva che guardare Jo Bo e non riusciva a far nient’altro “ Sono sotto un incantesimo..qualcuno mi deve aver rubato il cervello.”
Poi arrivò. Arrivò il momento in cui le coppie si scambiavano e il ballo proseguiva cambiando partner in un ritmo un po’ sfrenato. Tipo baldoria. E fu una baldoria per Priscilla che balzò ritta come una molla, con gli occhi che brillavano e il cuore che superava il limite di velocità. Eccoli là finalmente sulla pista da ballo, il sogno diventato realtà, la favola, Priscilla sapeva che adesso lui l‘avrebbe finalmente notata e non solo, si sarebbe profondamente innamorato. Si sarebbero guardati e non si sarebbero mai più lasciati .
“Ma che diamine, no no, non va così questa storia!”realizzò in un baleno Priscilla.”Ma che diamine di un diamine succede diamine?” Lo stupore di Priscilla era enorme non riusciva a farsene una ragione. Mentre ballava ad un certo punto si era distratta, aveva pensato alla macedonia sul tavolo del buffet, alle previsioni del tempo, si era ricordata una barzelletta e infine aveva sbadigliato. Jo Bo l’aveva affascinata come il minestrone, come la messa del parroco, come un gatto che russa, come insomma, nulla di nulla. E nel momento medesimo stesso per l’appunto in cui realizzava quanto il Piccolo gli fosse totalmente assolutamente e enormemente indifferente, fu coinvolta da un altro ballerino nella danza. Si lasciò Jo Bo felicemente alle spalle e si ritrovò naso a naso con Gimmi Tobia . Il naso a naso più intenso che avesse mai provato. Il suo profumo di erba selvatica e fiori di campo la catturarono.”Ecco la mia storia “pensò mentre si perdeva nella magia della sua nuova scoperta.
Si perse Elvis Teodoro tra i capelli neri di Rube, si persero di vista Jo Bo con Tina , nessuno li ritrovò se non molti giorni dopo e si persero molti altri che neanche se ne accorsero e si ripersero alcuni che erano già persi da prima. Se la vita non è quindi un perdersi e dimenticarsi e ritrovarsi e nuovamente perdersi, allora non si sa cos’è. E così fu.
Premio letterario Versilia Giovani 2009