Contenuti: OPERA

Agnese Anselmi

Narrativa

A parte le storie

quot;Nulla di personale " gli disse l'uomo dopo avergli mollato un possente pugno in faccia. "Nulla di personale?" continuò a domandarsi mentre camminava verso casa con un occhio nero e dolorante. "Queste cose succedono solo a me…uno stupido barbone, incazzato con la società, che mi dà un pugno gratuito. Ma cosa devo fare?". Anche più tardi continuava a domandarsi come mai la vita andasse così strana. Mentre si teneva sull'occhio una bistecca congelata si lamentava. "Ma, mamma! è possibile che dopo un aggressione e relativo trauma annesso tu mi debba dare per rimedio una bistecca ,a me ,che sono pure vegetariano." La madre premurosa gli passò un barattolo di sottaceti "mi spiace tesoro non abbiamo altro nel frigo!" Ancora più sconsolato si accinse ad uscire per svolgere le commissioni di routine. Portò l'assegno per i viveri alla sua ex moglie e lei si rivelò ancora una volta come realmente era: una stronza. "Stai meglio così, potevi chiedere a quel barbone di dartene uno anche nell'altro occhio". Continuò un po' più afflitto i suoi giri. Fece una lunghissima fila alla posta e quando finalmente uscì cominciò a piovere. Entrò in un bar per ripararsi e ne approfittò per prendere un caffè. Probabilmente anche il barista non aveva avuto una splendida giornata perché scoppiò a piangere raccontandogli del figlio che si drogava e della moglie scappata col vicino di casa. A quel punto l'uomo prese un rum "Forse è meglio di un caffè! " si disse. Uscì nuovamente ,un bambino lo tirò per la giacca con voce rotta dal pianto: "mi sono perso ,non so dove andare" . " Anch'io bambino " rispose l'uomo "sono perso, e la mia terapeuta dice che ognuno deve trovare la sua via" e lo lasciò lì, continuando a camminare distrattamente. Era agosto e nonostante piovesse faceva un caldo della madonna e tutti i fumi della città ribollivano. "Ma cosa ci faccio ancora qui?" si chiese per la milionesima volta da un anno a questa parte. "Se almeno credessi nella reincarnazione potrei soffrire beatamente sperando di avere più fortuna la prossima volta. Ma se ci credessi probabilmente mi reincarnerei in qualche stupido insetto o in qualche animale da macello." Scartò quindi l'ipotesi di cambiare religione. Mentre rifletteva sulle sue disavventure si fermò davanti a un negozio di cappelli e si innamorò di una paglietta. La comprò con i soldi destinati a pagare una multa presa il giorno prima. Era stato costretto da una vecchia signora a passare con il semaforo rosso, poiché essa lo minacciava con l'ombrello e imprecava contro di lui. " Va be' " si disse l'uomo, "almeno cerco di darmi un tono". Girò l'angolo e andò a sbattere contro una ragazza che portava il suo stesso cappello. "E' da donna quello" gli disse lei ridendo "Ah ,ecco perché il commesso aveva fatto quella faccia, ma non mi ha detto niente quel bastardo!" rispose lui. "Non te la prendere, comunque ti dona." Disse lei continuando a ridere. Lui alzò gli occhi al cielo. "Cosa hai fatto all'occhio?" gli domandò. "Nulla, ho difeso il gatto di un bambino da una banda di teppisti armati." mentì lui. "Uhao , io sto andando ad un funerale ,vuoi accompagnarmi? Lui pensò che stesse scherzando ma non aveva la faccia burlona ed era pur sempre un appuntamento. "Fantastico, ci sto ,ma non sono molto bravo per i funerali." Infatti appena conobbe la vedova scoppiò a piangere e lei lo dovette consolare ,invece che l'esatto opposto. Pianse così forte che alla fine del funerale tutti facevano a lui le condoglianze. La ragazza si chiamava Morgana e non sembrò turbata dal comportamento di lui. Lui si chiamava Orazio ed era assolutamente stupito del fatto che lei ancora non lo avesse offeso. Così Morgana e Orazio andarono a mangiare qualcosa in una piccola locanda nei dintorni. Lei mangiò doppio hamburger , doppie patate e doppia porzione di dolce alla panna caramellata. Lui prese insalata di cetrioli e sorbetto al limone. "non digerisco quasi nulla" si giustificò. Parlarono a lungo della vita, dei sogni ,del lavoro e di tutte quelle cose che creano una perfetta conversazione. Lei sognava una casa in montagna con tanta neve intorno. Fin da piccola i suoi genitori l'avevano mandata in colonia al mare, lei odiava il mare. "Hai presente cosa mangiavamo tutti i giorni alla mensa? e i giochi di gruppi stile giovani marmotte? e la merenda pane e pasta d'acciughe? E il dormitorio umido nel quale tutti i bambini urlavano appena riuscivi ad addormentarti?. Insomma una brutta storia!" Gli rivelò con la faccia pensierosa. Lui cercò di risollevare la situazione raccontandole il proprio sogno. "Io ho sempre voluto un pony bianco e nero" . Morgana scoppiò a ridere e la sua risata si sparse ovunque, si sollevò nell'aria, più in alto del cielo e del mondo ,riecheggiò in ogni angolo , fintantoché anche le altre persone nel locale cominciarono a ridere. Lo baciò sulla fronte e lo trascinò fuori ,sempre continuando a ridere. Orazio non capì tutta questa felicità ,ma si accontentò del bacio e non domandò niente. Le ombre della sera erano ormai calate sulla città ,aveva smesso di piovere ma all'orizzonte i lampi illuminavano il cielo. Camminarono per gli untuosi marciapiedi con in testa lo stesso cappello. Orazio ormai si era dimenticato del livido che portava in faccia ma esso no e rimaneva gonfio e violaceo conferendogli un'immagine assai paurosa. Morgana parlava e parlava e Orazio ascoltava e ascoltava. A volte non riusciva a seguirla perché si perdeva a rincorrere con lo sguardo un suo ricciolo ribelle o la piega della sua gonna che ondeggiava ad ogni passo. Oppure si perdeva nel ritmo delle sue parole, si perdeva nei movimenti delle sue mani che gesticolavano nell'aria mentre spiegava. Si perdeva ,e poi si ritrovava, e poi si riperdeva nel suo mondo come un bambino che giocava con l'invisibile. Non la interrompeva mai. A volte il suo stomaco mugugnava ,lei lo interpretava come un consenso e continuava a spiegare. Ma come spesso succede il tempo non si ferma per nessuno e non ha di certo un buon tempismo. " Devo andare a lavorare" disse Orazio. "Dove lavori a quest'ora?", "faccio il guardiano notturno in un laboratorio scientifico ,faccio la guardia alle cavie" le spiegò. "Che lavoro di merda!" aggiunse lei. Orazio sospirò e tanto forte fu il suo sospiro che un pezzo di carta gli si appiccicò al naso. Ma non era un giornale e nemmeno una cartaccia bensì una banconota da duecento euro. Surreale e profumato come una fabbrica di incensi indiana. Orazio voleva piangere dall'emozione ma si trattenne e davanti alla faccia esterrefatta di Morgana esordì:" Andiamo a cena domani sera? Ristorante di classe e vestiti eleganti?" . Lei gli sorrise "Ok incontriamoci qui alle sette!" .Lo baciò di nuovo sulla fronte e se ne andò. Orazio la guardò scomparire nel buio della notte e nella nebbia dell'inquinamento urbano. Entrò nel laboratorio, la luce bianca del neon lo stordiva alquanto e fu costretto ad indossare i suoi occhiali da sole. Si mise il camice e i guanti e per un attimo imitò i suoi superiori scienziati. Salutò amorevolmente i topi arancioni ,i conigli da un occhio solo, e i maiali profumati alla salvia e rosmarino. Orazio pensò tutta la notte al suo appuntamento " Sono anni che non esco con una donna e non ho niente da mettermi, ohiohi! ". Si ricordò del suo amico Mingo e sussultò al pensiero dello smoking che gli aveva regalato per un natale. Giacca azzurra e camicia celeste, pantaloni a zampa di elefante e cravatta con i pesciolini blu. " E' perfetto! Sarò uno schianto". Passò tutto il giorno seguente a prepararsi. Provò allo specchio tutte le possibili battute e prenotò un ristorante costosissimo. I risultati allo specchio però non lo soddisfacevano granchè . Ogni volta che provava a dire qualcosa di intelligente la sua faccia si contorceva in maniera imbarazzante. Optò quindi per l'improvvisazione. La sera alle sei era già sul luogo dell'appuntamento. Alle sette si era sgranocchiato già tutte le unghie. Alle otto aveva la nausea dall'agitazione. Alle nove dormiva con il suo bel completo blu accanto a un barbone. Incominciò a dubitare verso le dieci e si convinse di essere un totale fallimento solo alle undici. Dopodichè se ne andò , come se ne va un cane bastonato, uno studente bocciato, un bagnino affogato e così via. Forse in fondo non ci aveva mai creduto. Passò la notte in bianco mangiando sorbetto a limone, si addormentò la mattina seguente sommerso da vaschette di gelato vuote. Si alzò solo per andare al lavoro, aveva sprecato l'unico giorno di ferie all'anno. Cercò di darsi un tono ma appena arrivò al laboratorio scoppiò in lacrime e si sfogò per un ora con un piccolo topo giallo che sembrava ascoltarlo con entusiasmo. In realtà era morto, ma questo Orazio non lo seppe mai. Ad un certo punto bussarono alla porta. Era Morgana." Ti ho portato un asino, non avevano più pony al negozio di animali, ho trovato una casa in montagna ,cioè, una vecchia grotta dei pastori, vieni con me?" Disse lei tutto d'un fiato. " Ma io veramente non posso, ho il lavoro ,ho la famiglia e poi non ho soldi e poi ho paura dei serpenti e poi…" continuò per dieci minuti fino a che lei lo baciò. Fu un bacio talmente bello che i maiali grugnirono e i topini squittirono a tempo di musica .Orazio provò ad abbracciarla ma le sue dita erano annodate e i suoi piedi inchiodati al pavimento. Partirono all'istante. Solo molte ore più tardi le dita di Orazio si sciolsero. Arrivarono in cima alla montagna e lì si fermarono. Nessuno seppe più nulla di loro, solo le stelle li guardarono ogni notte raccontarsi storie davanti a un fuoco spento ,guardarsi negli occhi e sciogliere, con il loro amore, le dita annodate di Orazio.
Premio letterario Versilia Giovani 2009