Contenuti: OPERA
Narrativa
Il ritorno - Lontano dal cuore
Lucia sapeva che non sarebbe stata solo una semplice vacanza, e lo sapeva dal momento in cui aveva prenotato i biglietti aerei per lei e i figli: fin dall’inizio aveva sperato di ritrovare in quei luoghi che avevano segnato la sua infanzia, e alcuni dei momenti più significativi della sua vita, le persone che le erano state vidne, l’avevano amata e coccolata, Sandra e Tom.
Mentre percorreva le strette strade di Mosspark, cercava di scorgere un elemento familiare, una casa, un negozio, un volto, ma tutto era diverso: niente era rimasto cosi come l’aveva lasciato lei 20 anni prima, gli edifici, quelli che poteva ricordare nitidamente, erano ingrigiti o talvolta abbandonati. La vecchia fabbrica Dairy Milk aveva lasciato il posto ad una ditta di import-export dal nome impronunciabile; il viale alberato che conduceva al suo ufficio era rimasto intatto, poche auto parcheggiate, qualche take away aperto che non sembrava far grandi affari.
Non come nel lontano 1973, quando i suoi genitori gestivano uno dei migliori “fish & chips” della città; adesso Glasgow era un crocevia di razze, colori, grattacieli, autostrade, e alcuni negozi dall’aria italiana.
Il suo punto di riferimento per raggiungere la casa, o ciò che ne era rimasto, di Sandra, era la chiesa all’angolo tra Green Road e Landsdown Rd: appena si trovò davanti all’edificio ebbe un sussulto, nella sua mente e nel suo cuore la curiosità era mista al timore e alla nostalgia dei tempi passati.
Svoltò l’angolo e si diresse verso il 23b, una villetta dalla facciata rosso-fuoco: fece dapprima un giro della casa, in cerca di uno spiraglio da cui poter osservare l’interno, poi si decise a suonare il campanello, con grande emozione.
Una donna sulla quarantina si affacciò dalla finestra e si limitò ad esclamare :-Oh my god!!
Subito una signora sulla sessantina aprì la porta e fece cenno a Lucia di entrare. Lei stava immobile davanti al piccolo cancello a fissare la finestra, con gli occhi carichi di lacrime e le mani in tasca: quel volto non le era nuovo; anche se erano passati 2 decenni dall’ultima volta che si erano viste, la donna che si era sporta dalla finestra non poteva essere Sandra, ne era sicura, ma qualcosa dentro sé aveva sussultato nell’istante in cui si era affacciata.
Lucia entrò, guardandosi intorno: non era facile trovare le parole da dire ad un’amica che aveva perso le sue tracce più di dieci anni fa, e nemmeno trattenere l’emozione che provava in quei momenti, solo per il fatto di trovarsi nella casa “giusta”, quel posto che suscitava in lei tanti ricordi.
Le voci femminili che sentiva provenivano da una stanza vicina, che ora poteva distinguere come un salotto: sedute sul divano due donne, entrambe sulla quarantina, smisero di chiacchierare e la fissarono con stupore per alcuni secondi, fin quando lei, in lacrime, chiese: - Sandra, sei davvero tu?
La risposta affermativa dell’interrogata la fece esplodere di felicità: il suo primo grande desiderio era stato esaudito, adesso voleva solo passare più tempo possibile con Sandra, ed il suo tempo sarebbe scaduto la sera stessa, poiché entro le 21 sarebbe dovuta rientrare al camping al Lago Lomond.
Molte cose erano cambiate, per entrambe: avevamo messo su famiglia, avevano entrambe cambiato lavoro, avevano subito perdite importanti, come quella del padre. Lucia e Sandra erano rimaste in contato fino al 1990: si mandavano continuamente lettere nelle quali spiegavano dettagliatamente ciò che stava accadendo, le gioie e i dolori; spesso Lucia mandava foto di sua figlia, Sandra avrebbe davvero voluto fare
la sua conoscenza, di quella ragazza che tanto assomigliava a Lucia da giovane.
La giornata trascorse velocemente, tra album di foto e molte, molte tazze di the al latte.
Prima di andarsene Lucia promise a Sandra, ed a sé stessa, che avrebbe ripreso la corrispondenza cartacea con l’amica, e sarebbe tornata l’anno successivo, con la figlia Sara.
Questo suo personale traguardo le faceva credere sempre più che avrebbe potuto raggiungere l’altro suo obiettivo, che si teneva dentro da molto tempo, e aveva confidato solo a Sara: incontrare Tom.
La sua vacanza, che assomigliava sempre più ad una missione, non avrebbe avuto senso, e lei non sarebbe tornata a casa felice, se non fosse riuscita a rintracciare Tom, il primo vero amore della sua vita.
Avevano vissuto assieme 2 anni, poi Lucia si era dovuta trasferire in Italia con i genitori negli anni ‘80, e la loro storia dovette finire: ma lei non l’aveva mai dimenticato, anzi, custodiva gelosamente ogni oggetto legato a Tom e tutte le sue foto, ordinate meticolosamente in un grande album che custodiva come una reliquia. Alla figlia aveva raccontato la loro storia d’amore, il loro incontro ad una festa del paese ed il ballo, sulle note di “Have I told you lately that I love you” di Van morrison, che aveva fatto scoccare la scintilla. Un amore travolgente, a 360 gradi, mai ostacolato dalle famiglie di entrambi:
Tom in breve tempo era diventato un figlio adottivo per i genitori di Lucia, una spalla ed un amico fidato per suo fratello. Una persona così importante non era facile da dimenticare, e nemmeno da sostituire.
Sara aveva appreso dalla madre la vicenda e decise di aiutarla in questa “folle” ricerca.
Tom abitava in un paesino non distante dal lago, chiamato Kilmacholm, in collina, un luogo pacffico, lontano dal caos cittadino a cui Lucia si era lentamente abituata in Italia.
Le villette con ampi giardini, la scuola media, il “Barber shop” ed il vecchio “Arold Fish&Chips”, erano sempre lì, intatti, come se f6sse passato qualche giorno da quel lontano 1982: al contrario di Mosspark, questo posto non era cambiato per niente, il tempo forse si era fermato, forse era destino che Lucia ritrovasse tutti quei simboli che la riconducevano da lui.
Sara scese dall’auto per chiedere informazioni: Lucia era troppo nervosa per pronunciare qualsiasi frase di senso compiuto: l’indirizzo era giusto, come confermò un passante, non restava altro da fare che dirigersi verso 7th street.
Nessuna delle case riportava il cognome di Tom o quello della sua attuale moglie: Lucia non se la sentiva nemmeno di scendere dall’auto per suonare un campanello e chiedere. Fecero un ultimo giro, senza ottenere risultati: forse la persona che il passante aveva indicato era un omonimo, ciò significava che il suo Tom non abitava più li …
Lucia accostò l’auto: nella sua mente non riusciva a trovare altro spazio che per Tom, l’unico pensiero era rivolto all’importanza di questa “spedizione”, ma oramai, pensava, non c’era più niente da fare, era quasi l’ora di tornare dagli altri, questa volta il finale non era quello che aveva sperato.
Non poteva certamente tornare al campeggio in quello stato: non riusciva a smettere di singhiozzare, le guance arrossate e le mani tremanti.
Si fece forza per non piangere, e tirò un lungo sospiro; accese l’auto e lanciò uno sguardo a Sara.
La figlia se ne stava con gli occhi sgranati e lucidi a guardare la siepe della casa davanti alla quale si erano fermate: Lucia diresse il proprio sguardo nella stessa direzione, quando i suoi occhi incrociarono quelli azzurri di un uomo, alto, brizzolato, sulla cinquantina, che stava potando la siepe.
L’uomo si avvicinò all’auto, chiese a Lucia se si era persa o se cercava qualcuno. Lei si limitò ad un debole “tu” ed entrambi scoppiarono immediatamente a piangere. I loro occhi non mentivano: nonostante fosse passato così tanto tempo Tom aveva lo stesso sguardo di 20 anni fa, cos’i intenso e rassicurante al tempo stesso. Invitò Lucia ad entrare e prendere da bere ma lei rifiutò: si sarebbe trovata in presenza della famiglia di Tom, di sua moglie e dei suoi figli, cosa che la spaventava terribilmente. Forse perché nel profondo non riusciva ad accettare la sua realtà, preferiva credere di far ancora parte della sua famiglia, lei, e Tom.
Probabilmente lui non riuscì a capire la sua decisione, ma non insistette.
Gli occhi lucidi, un flebile saluto dell’uomo e l’auto si rimise in moro, lentamente. Svoltato l’angolo, Lucia accostò e scoppiò di nuovo a piangere. Seguì un minuto di silenzio poi di nuovo l’auto partì, questa volta senza fare retromarcia.
Quell’incontro sarebbe stato l’ultimo tra lei e il suo vero amore.
Premio Letterario 2008