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Narrativa
Che dovrei dirvi?
Che dovrei dirvi? Davanti al computer, sigaretta nella destra, Tuborg sulla destra, terribili sbalzi d’umore. Se la mia esperienza di scrittore fallito vale qualcosa, significa che è il momento giusto per tirar giù delle righe come piacciono a me.
Ho sonno e si avvicina a larghe falcate uno di quei giorni importanti che presto sarà offuscato dalla mia maldestra memoria. Mi sono fatto la barba sino a inondare il lavandino di sangue e peluria, sono pronto ma non mi sono preparato niente.
Ah! Eccolo! Il blocco dello scrittore.
Il blocco dello scrittore ha qualcosa di tremendamente affascinante, per il mio modo di fare ancor di più… Inutile cercare di spiegarlo a Voi se non riesco neppure a chiarirmi da solo.
Come al solito non so come andrà a finire, non so cosa sto scrivendo, potrebbe essere una sorta di paginetta inedita che finirà nella cartella NARRATIVA o, chissà, potrebbe anche uscirne un romanzo (visto che LUCE OPACA giace nella sua bella cartella, splendido, dimenticato ed impaurito di sconvolgere la classifica dei best seller).
Non c’è male, mi compiaccio quando scrivo certe cose. I talent scout dovrebbero buttare giù questa parete a cannonate, rubare ogni foglio, foglietto o file e fare i soldoni. Dimenticavo: non si fanno i soldoni se non con un nome, un diario istiga-pedofili o fandonie capaci di smuovere studiosi alla ricerca del Graal.
Mi piace la forma che sta assumendo la pagina, irregolare come il mio umore, con improvvisi vuoti, con amputazioni dovute al semplice uso del PUNTO E A CAPO.
Sento una voce e so che non la ascolterò: “Devi solo mettere a posto ogni parola lasciata in giro, sono tutte qua dentro, guarda: sei circondato dalle tue parole”. Mi viene improvvisamente un senso di soffocamento. Cazzo, con quell’avverbio mi sono messo in gioco, quando scrivi “improvvisamente” significa che stai proprio scrivendo un pezzo di narrativa rivolto a qualcuno, nella tua testa non pensi roba tipo: “Improvvisamente devo andare a pisciare” o “Improvvisamente mi è caduta una cosa”. Insomma, questo avverbio io lo vedo così: inscindibile dalla narrazione.
So che state perdendo il filo, lo sto facendo anch’io e vi voglio portare con me; mi state psicanalizzando, non è divertente? Se queste righe per voi sono SALTARE DI PALO IN FRASCA, beh SALTARE DI PALO IN FRASCA è bello, gratificante.
Credo, comunque, di star usando una certa logica, i collegamenti ci sono tutti, ma che cazzo ve ne frega a Voi?!
Sto abusando del lemma “cazzo”, della mia mente, della Vostra, del tempo concessomi da Morfeo, dei tasti di questo computer e pensateci: in questa composizione che io definisco narrativa ci sono poche informazioni (ma fila, no? Cazzo se fila!), tirate il fiato e rifletteteci un attimo. Se domani continuerò a scrivere significa che state leggendo le prime pagine di un romanzo.
Premio Letterario 2008